LIFESTYLE

31 Agosto 2026

Articolo di

Chiara Beretta

La Grotta Azzurra che ha creato il mito di Capri

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31 Agosto 2026

Articolo di

Chiara Beretta
Grotta Azzurra Capri Italia
Courtesy of Musei e parchi archeologici di Capri

La Grotta Azzurra che ha creato il mito di Capri

È il 17 agosto 1826 quando il poeta August Kopisch è ospite della locanda Pagano, il primo e più antico hotel di Capri, e si fa accompagnare dall’amico pittore Ernst Fries, dal barcaiolo Angelo Ferraro e dal locandiere Giuseppe Pagano dentro una fenditura di roccia che gli isolani evitano per paura dei demoni. Gli basta spingersi poco oltre la soglia della caverna semisommersa per rendersi conto di essere di fronte a uno dei gioielli più preziosi dell’isola: la Grotta Azzurra.

Quella del poeta è in realtà una riscoperta, più che una scoperta. In epoca romana, infatti, la grotta era l’appendice di una villa imperiale, di cui oggi restano pochi ruderi sul versante nord-occidentale dell’isola, ed era usata come ninfeo, cioè un luogo sacro alle ninfe in cui predomina il rilassante elemento acquatico. Al tempo le parenti della caverna erano decorate con statue di Poseidone e altre creature mitologiche legate al mare. Alcune indagini archeologiche degli anni Sessanta le hanno rinvenute sul fondale, da tempo cadute e dimenticate.

Esaurita la gloria dell’Impero Romano, la grotta cade nell’oblio. Per secoli nessuno vi entra più, tenuto lontano da inquietanti storie che immaginano l’antro popolato da spiriti, diavoli e streghe. Una fama immeritata spazzata via in un lampo dall’avventura di Kopisch, che chiama la cavità Grotta Azzurra. E azzurra, in effetti, lo è per davvero. La presenza della soglia sottomarina appena sotto l’ingresso della grotta fa sì che la luce venga filtrata all’interno assorbendo i colori rossi e lasciando passare i blu.

Grotta Azzurra Capri Italia dipinto Vervloet

Frans Vervloet

La Grotta Azzurra ispira poeti e artisti: anche Hans Christian Andersen, autore de “La Sirenetta”, la descrive in uno dei suoi racconti. Ma soprattutto contribuisce a rilanciare il turismo a Capri: l’isola, fino a quel momento poco considerata, diventa prima una tappa dei Grand Tour, i viaggi dell’aristocrazia europea, e poi una meta amata dal turismo più raffinato. Gli ultimi due secoli hanno cambiato le sorti dell’isola nel Golfo di Napoli, contribuendo alla creazione di un luogo-simbolo del Mediterraneo e di un mito che ha influenzato l’immaginario di tutta Europa.

Questa trasformazione è celebrata dal Museo della Certosa di San Giacomo di Capri con la mostra “Il Mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)”, a cura di Massimo Osanna e Luca Di Franco. Visitabile fino al 18 ottobre 2026, l’esposizione include opere d’arte, documenti, testimonianze e reperti archeologici, come le statue dei tritoni recuperate dai fondali della grotta. Resta invece allestita fino al 20 dicembre la mostra fotografica “Il ninfeo romano della Grotta Azzurra. Fotografie di Luigi Spina”.

Grotta Azzurra Capri Italia dipinto Hermann David Salomon Corrodi

Hermann David Salomon Corrodi

«La mostra ricostruisce il processo storico e culturale che ha portato Capri a diventare uno dei luoghi più emblematici dell’immaginario europeo, meta privilegiata di artisti, scrittori e viaggiatori e punto di riferimento della cultura mediterranea», commenta Massimo Osanna, Capo Dipartimento per le attività culturali e curatore della mostra con Luca Di Franco. «Tra i momenti più significativi di questo percorso figura anche la riscoperta della Grotta Azzurra nel 1826, destinata ad accrescere la notorietà internazionale di Capri e ad alimentarne ulteriormente il fascino».

A duecento anni da quel giorno d’agosto, la Grotta Azzurra resta il punto di partenza di una storia più grande. La mostra alla Certosa di San Giacomo restituisce il filo che lega l’antica villa imperiale al mito moderno, celebrando un anniversario che è anche un invito a rileggere Capri con lo sguardo stupito di chi, due secoli fa, la osservò per la prima volta.

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