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26 Dicembre 2025

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Redazione

Il design immortale della boccetta di Chanel N°5

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Chanel N°5 design boccetta flacone storia
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Il design immortale della boccetta di Chanel N°5

Se c’è una cosa per cui Chanel è famosa è la sua capacità di creare icone. Poche settimane fa Matthieu Blazy ne ha dato abbondantemente prova, ma per avere una certezza di quanto abbiamo sostenuto poco sopra si deve andare indietro nel tempo.

Quasi alle origini della maison della doppia C, quando Madame Coco creò uno dei profumi che per fragranza e design entrò nella storia delle scent più famose e amate. Si tratta di Chanel N°5; un’essenza mitologica, appartenente a quella rarissima categoria di statement assoluti. L’alter-ego della petite robe noire, si potrebbe dire, perché si indossa e si sfoggia sul comodino come un gesto di stile. Un manifesto personale che grida carattere anche attraverso il flacone, la cui perfezione formale ha sfidato il passaggio del tempo con una silhouette sempre minimalista e a suo modo talmente disinvolta da abbattere le convenzioni dell’era in cui è nata.

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Quando infatti Gabrielle Chanel decise di creare il suo primo profumo voleva dare alle donne qualcosa di radicalmente diverso da ciò che offriva l’epoca. Niente decorazioni ridondanti delle boccette anni ‘20, niente ornamenti floreali da Belle Époque. Chanel voleva l’essenzialità, la purezza, la distinzione assoluta.

E così, mentre il naso Ernest Beaux componeva un jus rivoluzionario fatto di materie prime naturali e sintetiche e sensualità astratta, Coco immaginava un contenitore che fosse un taglio netto con il passato. Lo voleva rigoroso, lineare, trasparente. Più simile alla caraffa da whisky di un gentiluomo inglese. Insomma, un oggetto solido, capace di suggerire un’eleganza senza fronzoli con un tappo tagliato come un diamante e progettato per evocare la geometria di Place Vendôme.

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Il risultato? Un piccolo capolavoro che non ha fatto altro che consolidare la propria allure nei decenni successivi. A differenza di molti altri accessori o capi alla moda, ha resistito a qualsiasi tentazione di trasformismo. Ha subito aggiustamenti quasi impercettibili ma è rimasto sostanzialmente identico a sé stesso. Dopotutto è stata proprio questa ostinazione nel preservare la forma originaria che ha reso la il flacone un simbolo. Un’opera d’arte che, tra gli anni cinquanta e sessanta, fu capace di sedurre la pop art di Andy Warhol, mentre Marilyn Monroe contribuì a scrivere la sua leggenda, confessando di indossare “qualche goccia di Chanel N°5” prima di andare a dormire. 

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Di fatto, è straordinario pensare quanto questo profumo abbia attraversato epoche e rivoluzioni estetiche rimanendo (quasi) invariato, anche sulle passerelle couture dove è stato trasformato in borsa. Persino quando maison Chanel scelse di celebrarlo con edizioni limitate, insieme a flaconi rossi laccati o versioni giganti da collezione, il design essenziale è sempre rimasto il cuore intoccabile del progetto.

Una scossa però, dobbiamo essere sinceri, è arrivata con le mani di Sylvie Legastelois, head of packaging and graphic design creation della marchio, e la reinterpretazione “a goccia” del N°5 presentata nel 2023–2024. Per la prima volta Chanel smussò i suoi angoli, giocando ai margini del minimalismo per introdurre una nuova gestualità: più social, più virale che modaiola.

Il flacone ovale, morbido, ergonomico, studiato appositamente per la new Gen rappresenta tutt’oggi un momento storico nella vita del flacone. Non un tradimento, intendiamoci, ma un ampliamento del vocabolario visivo del brand. Il contenuto è rimasto infatti l’essenza originale, fu solo la silhouette ad addolcirsi per incontrare un’idea di femminilità squisitamente più da giovane contemporanea.

In fondo, Chanel N°5 non è mai stato un semplice profumo, ma il primo gesto radicale di una donna che voleva liberare l’estetica dall’eccesso. Di un lusso che rimane fedele. Perché come disse Coco: «La moda passa, ma lo stile resta».

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