LIFESTYLE

16 Luglio 2026

Articolo di

Giorgia Monti

La Coppa del Mondo è nata per mano di un italiano

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16 Luglio 2026

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Giorgia Monti
Coppa del Mondo calcio Silvio Gazzaniga
Photo of Silvio Gazzaniga

La Coppa del Mondo è nata per mano di un italiano

La finale tra Spagna e Argentina per contendersi il titolo di Campioni del Mondo 2026 è ormai alle porte. Se quattro anni fa è stata l’Argentina ad alzare la Coppa del Mondo, ne sono passati ben venti da quando quel sogno è diventato realtà per l’Italia. Ogni quattro anni, l’immagine che rimane impressa nella mente di miliardi di tifosi e telespettatori è sempre la stessa: la squadra vincitrice riunita a centrocampo che solleva al cielo la coppa dorata.

Guardando quella scena, a qualcuno viene spontaneo chiedersi: quanto è pesante? E soprattutto, chi l’ha realizzata? La risposta a quest’ultima domanda racchiude una piccola consolazione, perché anche se l’Italia è rimasta di nuovo fuori dalla competizione, c’è sempre un pezzo del nostro Paese che sale sul gradino più alto del podio. Ad ogni Mondiale, quando viene sollevato il trofeo, a risplendere è l’eccellenza dell’artigianato italiano.

La nascita della Coppa del Mondo FIFA

Il torneo più famoso nella storia dello sport nasce nel 1930 con il nome ufficiale di Coupe du Monde de Football (Campionato del Mondo di Calcio), il trofeo consegnato alla squadra vincitrice – chiamato semplicemente Victory o Coupe du Monde – viene realizzato dallo scultore francese Abel Lafleur e raffigura la dea greca Nike.

Nel 1946 la FIFA decide di rinominare il trofeo in Coppa Jules Rimet, per celebrare i 25 anni di presidenza dell’uomo che ha ideato la competizione. Da questo momento viene introdotta una regola precisa: la prima nazionale che riesce a vincere il Mondiale per tre volte si aggiudica il diritto di trattenere la coppa originale per sempre. Il traguardo viene tagliato nel 1970 dal leggendario Brasile di Pelé che, battendo l’Italia in Messico, porta definitivamente il trofeo a Rio de Janeiro.

Rimasta letteralmente senza una coppa da assegnare, nel 1971 la FIFA lancia un concorso internazionale per disegnare un nuovo trofeo. È così che la competizione cambia nome in “FIFA World Cup” e la storia del calcio sta per incrociare il talento artistico italiano.

Da Paderno Dugnano al tetto del mondo

Alla chiamata rispondono oltre cinquanta designer e scultori provenienti da 25 nazioni. Tra questi c’è Silvio Gazzaniga, scultore italiano e direttore artistico della GDE Bertoni, un’azienda a Paderno Dugnano specializzata nella produzione di trofei, targhe e medaglie. Rispetto ai colleghi che si limitano a spedire a Zurigo disegni bidimensionali su carta, l’artista milanese intuisce che la forza espressiva e i volumi della sua opera non possono essere racchiusi in un semplice bozzetto e così decide di modellare un prototipo tridimensionale, prima usando la plastilina e poi colando il gesso. Quella scommessa si rivela un colpo di genio: davanti a un oggetto fisico, che si può afferrare e ruotare tra le mani, i vertici della FIFA rimangono folgorati. La tangibilità del modello e la sua straordinaria resa davanti alle telecamere spazzano via ogni concorrenza, decretando il trionfo del progetto italiano.

Il design di Gazzaniga rompe completamente con l’estetica classica delle vecchie coppe dotate di manici, proiettando il trofeo nella modernità. L’opera non celebra semplicemente il trionfo, ma racchiude l’energia e la natura dello sport: le sagome stilizzate di due atleti, colte nel momento di massima estasi, si protendono verso l’alto per sorreggere insieme l’intero pianeta. È l’allegoria dello sforzo di squadra che culmina nella gloria. Lo stesso scultore ha così spiegato il significato della sua opera: «Le linee nascono dalla base, risalendo in spirali, e si estendono fino a ricevere il mondo. Dalle dinamiche tensioni della scultura emergono le figure di due atleti nel momento esaltante della vittoria».

Coppa del Mondo calcio Silvio Gazzaniga

Una volta ottenuto il via libera da Zurigo, il disegno prende vita nei laboratori milanesi della GDE Bertoni a Paderno Dugnano; qui gli artigiani fondono il trofeo rispettando parametri millimetrici: un corpo in oro massiccio a 18 carati, alto 36,8 centimetri e con una base dal diametro di 13 centimetri. Nonostante il peso complessivo sia di 6,175 chili, la struttura interna è lasciata parzialmente cava, un accorgimento tecnico fondamentale che consente ai campioni di sollevarla senza sforzi eccessivi. A completare l’opera troviamo due fasce parallele di malachite verde come omaggio al colore del manto erboso, mentre sotto la base sono incisi i nomi delle nazionali vincitrici a partire dal 1974, ciascuno nella lingua ufficiale del rispettivo Paese.

Il battesimo avviene proprio il 7 luglio 1974, alla finale dei Mondiali in Germania Ovest. A inaugurare la tradizione è il capitano tedesco Franz Beckenbauer, che la alza davanti al pubblico di Monaco dopo aver battuto l’Olanda. Da quel pomeriggio d’estate, la scultura italiana diventa il simbolo sacro del calcio globale. 

Un capolavoro blindato: regole e curiosità sul trofeo

A differenza della storica Coppa Rimet, il trofeo della FIFA World Cup non entrerà mai definitivamente nella bacheca di nessuna nazionale, nemmeno in caso di tre trionfi consecutivi. Rimarrà in circolazione fino a quando non sarà esaurito lo spazio per le incisioni dei vincitori sul fondo, un limite che gli esperti stimano si raggiungerà non prima dei Mondiali del 2038.

C’è poi un protocollo rigidissimo, introdotto ufficialmente a partire dall’edizione di Germania 2006. Se in passato la squadra vincitrice poteva custodire l’opera originale nella propria sede per quattro anni interi, da ormai vent’anni quel privilegio è svanito. I campioni in carica hanno il diritto di stringere, baciare e alzare al cielo l’autentico capolavoro d’oro sul campo e durante i festeggiamenti nello spogliatoio, ma dopo appena due ore i delegati della federazione ritirano il gioiello originale per riporlo in un’apposita custodia blindata e spedirlo verso la sua dimora permanente, il Museo della FIFA a Zurigo. Al posto del pezzo autentico la federazione che ha conquistato il torneo riceve una riproduzione ufficiale

Queste severe misure di sicurezza scattano dopo che il trofeo subisce più volte dei danni che richiedono importanti restauri. Inoltre, la vecchia Coppa Jules Rimet è stata bersaglio di ben due clamorosi furti nel corso della storia, spingendo ancora di più la federazione a proteggere il nuovo modello. Con una valutazione complessiva inestimabile, che unisce l’effettivo costo alla sua valenza culturale, l’opera di Gazzaniga è a tutti gli effetti il premio sportivo economicamente più prezioso del pianeta.

Coppa del Mondo calcio Silvio Gazzaniga

Inoltre, esiste un protocollo della FIFA tanto rigido quanto affascinante che riguarda le regole attorno alla coppa. Il trofeo originale può essere toccato senza guanti solo da una cerchia straordinariamente ristretta: i calciatori che hanno vinto il titolo (insieme al loro staff), i Capi di Stato e i Presidenti in carica. Per qualunque altra persona sul pianeta – che si tratti di celebrità, giornalisti o perfino gli stessi dirigenti della federazione – non è possibile toccare l’opera senza una protezione. Ogni volta che deve essere spostata, posizionata o trasportata, gli incaricati sono obbligati a indossare guanti di velluto bianco. A differenza del modello principale in oro massiccio, le copie ufficiali destinate alle squadre vincitrici sono realizzate in ottone o bronzo e successivamente placcate in oro zecchino. Ovviamente anche queste repliche vengono forgiate interamente a mano in Italia, all’interno dei laboratori della GDE Bertoni alle porte di Milano.

Ecco perché, quando vedrete i nuovi Campioni del Mondo 2026 sollevare al cielo la Coppa, saprete che quel bacio e quell’abbraccio dureranno solo poche ore. Poi l’opera tornerà a casa, protetta dai suoi guanti bianchi, ma con la certezza che, dietro quel momento immortale, ci sarà sempre l’anima e il saper fare dell’artigianato italiano.

Il successo di Silvio Gazzaniga

Ovviamente la firma sulla Coppa del Mondo proietta lo scultore nell’olimpo dello sport, trasformandolo nell’uomo dei trofei più ambiti. Dalla sua mente nascono altre icone del calcio come la coppa dell’Europa League e la Supercoppa UEFA, ma il suo talento spazia anche nei mondiali di bob, volley e baseball. Il riconoscimento massimo della sua importanza artistica e istituzionale arriva nel 2011: in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la Presidenza del Consiglio dei Ministri gli commissiona un trofeo speciale per premiare le eccellenze delle più importanti manifestazioni sportive nazionali. 

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