ACCESSORIES

31 Agosto 2026

Articolo di

Chiara Beretta

Qui l’ombrello si fa ancora a mano, da oltre 170 anni

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31 Agosto 2026

Articolo di

Chiara Beretta

Qui l’ombrello si fa ancora a mano, da oltre 170 anni

Anche un ombrello può essere un’opera d’arte. O, almeno, può non essere un oggetto usurato e trascurato, ma un prodotto artigianale unico, curato nel dettaglio, fatto per durare tutta la vita. Lo dimostra lo storico Ombrellificio Maglia, azienda famigliare milanese che da oltre 170 anni realizza ombrelli pregiati interamente a mano.

Nell’Ottocento fare l’ombrellaio era un mestiere faticoso e itinerante: ci si spostava di paese in paese per riparare ombrelli rotti e, quando necessario, realizzarne di nuovi. È in questo contesto, intorno al 1840, che Francesco Maglia inizia il suo felice percorso, avviando una tradizione che si sarebbe tramandata nella sua famiglia fino a oggi. A raccontarci la storia è infatti un altro giovane Francesco Maglia, la sesta generazione alla guida dell’ombrellificio: «Non si è mai capito perché quel primo Francesco Maglia abbia scelto proprio questo lavoro. Sapeva leggere e scrivere, un fatto non comune nell’Italia dell’Ottocento, eppure ha svolto un mestiere povero, pieno di disagi, senza fissa dimora».

«All’epoca l’ombrello era un prodotto di primissima necessità, tutti ne avevano uno», prosegue. «Ma in Francesco nasce il desiderio di trasformare un mestiere nomade in un’attività stabile». Ombrellificio Maglia comincia così a esistere nel 1854 e dal 1876 trova sede a Milano, prima in corso Genova e poi in via Ripamonti. Nonostante ci sia più di un secolo e mezzo tra questo Francesco Maglia e il suo omonimo antenato fondatore, alcune cose non sono cambiate. L’artigianalità e la cura del dettaglio hanno fatto da filo conduttore nel corso dei decenni, rendendo il nome dell’azienda rinomato soprattutto oltreconfine: «Le vendite a privati italiani sono meno di quaranta all’anno. La quasi totalità del nostro mercato è all’estero: soprattutto Giappone e Stati Uniti, ma anche Inghilterra, Francia, Germania, Nord Europa».

Altre cose, invece, sono cambiate. «Da bene di prima necessità, oggi l’ombrello è percepito dal pubblico come un oggetto usa e getta. Le normative sulla sostenibilità degli ultimi anni, inoltre, hanno reso il prodotto più complesso e oneroso da sviluppare. È anche più difficile trovare artigiani specializzati. Infine, è cambiata la concorrenza: un tempo c’erano decine di aziende che producevano ombrelli in Italia, e altrettante in Europa. Oggi la filiera dei fornitori è cortissima e va tutelata».

Quelli di Maglia non sono ombrelli comuni. Sono oggetti raffinati, con un design su misura e materiali selezionati con cura. Il legno viene da un’ampia scelta di alberi selvatici: dal frassino all’ebano, dal nocciolo alla ginestra, dal bambù all’acero. I tessuti sono prodotti vicino al lago di Como. Non da ultime le parti in metallo, anche prezioso, lavorate per garantire massima funzionalità, sostenibilità ed estetica raffinata. Dalla fabbricazione della stecca al taglio del tessuto, fino al delicato assemblaggio finale, ciascun ombrello per venire alla luce richiede più di 150 passaggi, tutti realizzati a mano dai cinque artigiani specializzati del laboratorio milanese.

«Abbiamo avuto collaboratori storici, che sono stati nostri dipendenti anche per oltre 40 anni. Dal 2019 c’è stato un ricambio generazionale nella manodopera». Qualcosa di simile sta accadendo anche alla clientela: «L’età media dei nostri clienti è sempre stata alta. Negli ultimi anni, quindi, abbiamo cercato di raccontare anche al pubblico giovane che siamo l’unica realtà che ancora produce ombrelli a mano in Italia. La nostra sede è aperta e in diverse occasioni abbiamo invitato le persone a scoprire cosa c’è dietro il prodotto. È un modo per spiegare cos’è la qualità e perché ha un costo».

Possedere un ombrello Maglia significa riscoprire un’idea quasi dimenticata, quella dell’oggetto artigianale che invecchia insieme a chi lo usa, attraversando stagioni e generazioni senza perdere valore. Ogni pezzo racchiude oltre un secolo e mezzo di sapienza manuale, un’eredità che si rinnova a ogni stecca intagliata e a ogni cucitura. Così persino una giornata di pioggia diventa l’occasione di un piccolo gesto di resistenza contro la frenesia dell’usa e getta.

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