ART & DESIGN

25 Aprile 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini

Salvador Dalí oltre i quadri

ART & DESIGN

25 Aprile 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini
Salvador Dalí oltre i quadri
Philippe Halsman Estate/Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2025

Salvador Dalí oltre i quadri

Se una serie di orologi cedevoli e una carovana di animali dalle gambe strette e bislunghe sono forse tra i soggetti diventati simbolo di una corrente artistica sognante, la mente dietro a ciascuna immagine, ciascuna tela, ne è forse un simbolo ancora più forte.

“Il surrealismo sono io”, diceva infatti, forse non a caso, Salvador Dalì, un nome e un volto più grandi dello stesso movimento artistico, che non si è mai fermato all’olio su tela, e il cui genio pare sopravvivere e resistere anche fuori dai musei.

Come nel logo di Chupa Chups che, quantomeno nella forma a margherita, insieme all’inconfondibile bordo rosso, è rimasto tale dal 1969, e da quello schizzo realizzato da Dalì su un pezzo di giornale, abbozzato, si pensa, sul tavolino di un bar. E non era nemmeno la prima volta che l’artista si occupava d’estetica del packaging. 

Per un Mouton Rothschild del 1958, per esempio, realizzò un’etichetta rappresentativa dell’ethos dell’azienda vinicola, disegnando la sagoma di una pecora con un ghirigoro che pare quasi pensato da un bambino. Per Schiaparelli, invece, realizzò nel 1947 una boccetta di profumo in edizione limitata, “Le Roy Soleil”, ispirandosi, come si evince già dal nome, al Re Sole, disegnando un cabochon a raggiera posato su una roccia infranta dalle onde

etichetta vino Château Mouton Rothschild 1958 Salvador Dalí

E se si parla di moda, anche le riviste manifesto di questo settore non furono estranee al talento dell’artista che, per esempio, illustrò ben quattro copertine per Vogue. Forse tra le più note c’è quella del numero di aprile del 1944, dove il nome della rivista, le cui lettere sono unite da un drappeggio, rimane sospeso in un cielo animato da uccelli e dà il benvenuto a un mondo surrealista con figure dalle ombre allungate su un pavimento in prospettiva.

Ma al di là dell’aspetto fortemente simbolico di ciascuna illustrazione, e del valore che la firma di Dalì avesse per ciascun brand con cui collaborò nel corso della sua vita, fu però proprio il volto dell’artista a promuovere, alle volte, un prodotto. Lo dimostrano campagne pubblicitarie come quella del cioccolato Lanvin, realizzata nel 1968, dove i baffi dell’artista si drizzavano dalla bontà, e le sue labbra pronunciavano l’ormai noto slogan “sono pazzo del cioccolato Lanvin”. 

cioccolato Chocolat Lanvin 1968 Salvador Dalí

Sebbene Dalì si dedicò anche ad altre campagne, quella di Lanvin rimane tra le più conosciute. Forse perché, tra il cibo come macro-argomento e il surrealismo daliniano esisteva già una forte tensione, determinabile dal “Telefono aragosta” all’ossessione dell’artista verso il pane, fino alle cene di Dalì e Gala, da cui nacque anche un ricettario illustrato, “Les dîners de Gala”, pubblicato nel 1973. E se sua moglie, Gala Dalì, fu un’influenza talmente rilevante dall’apparire in numerose opere dell’artista, non fu l’unica musa a trascendere la sua tela.

Il divano “Mae West Lips Sofa” (1938) prende spunto, per esempio, dalle labbra dell’attrice americana Mae West, e oltre a essere diventato nel tempo un oggetto di design tanto replicato, fa parte di un progetto che occupa una sala intera al Teatro-Museo di Figueres, e ricostruisce il volto dell’attrice con l’aggiunta di occhi e naso.

divano Mae West Lips Sofa Salvador Dalí Museo figueres

Gli elementi del viso si ripetono anche nei gioielli realizzati dall’artista negli anni ‘40, come nel caso di “The Eye of Time”, una spilla che al posto della pupilla presenta un orologio, o nel caso di “Ruby Lips”, un’altra spilla ispirata sempre alle labbra di Mae West. Oppure anche nella scenografia del film “Io ti salverò”(1945) di Alfred Hitchcock, dove una serie di occhi grandi e ripetuti illustrano il sogno del protagonista raccontato a due psicoanalisti.

Occhi che appaiono anche nel cortometraggio “Destino” di Walt Disney, illustrato da Dalì sempre nel 1945-46, e che rimase incompiuto fino al 2003, ma che celebra la firma di Dalì al di là dell’inconscio e del surrealismo, di cui forse parleremo per sempre: la celebra come un’arte che prende forma dove meno ce lo si aspetta.

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

most read

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

related

most read

condividi su

Link copiato
negli appunti!

Iscriviti alla newsletter

Privacy(Obbligatorio)