La storia del veliero Creole salvato dalla famiglia Gucci
LIFESTYLE
28 Maggio 2026
Articolo di
Beatrice Nicolini
La storia del veliero Creole salvato dalla famiglia Gucci
Nel periodo Cruise/Resort per eccellenza, sono tanti i brand che salpano o, storicamente, salpavano dalla terraferma al mare con le proprie collezioni; per allietare i clienti più benestanti che, a loro volta, nella stagione successiva, sarebbero fuggiti dal freddo dell’inverno verso destinazioni più calde. Ma sono tanti anche i designer stessi che, per le vacanze, fuggivano sul proprio yacht.
Il passato è infatti costellato di una varietà di esempi a riguardo: da Giorgio Armani a Valentino Garavani, da Tommy Hilfiger a Roberto Cavalli, lo yacht pare essere una passione di numerosi stilisti. Eppure, nello stretto legame tra moda e mare, ce n’è uno, di proprietà della famiglia Gucci, che detiene un record inaspettato.
Si tratta di un veliero maestoso che porta il nome di Creole, ed è riconosciuto come lo yacht a vela in legno più grande del pianeta, in quanto vanta più di 65 metri di lunghezza. Un tre alberi dall’aspetto maestoso, con vele triangolari dalle dimensioni più diverse e dalle angolature precise e spigolose, che si aprono e “ammorbidiscono” una volta spiegate al vento, in piena navigazione.
Per un’imbarcazione privata, la portata di questo progetto è pressoché straordinaria, ma lo è ancora di più per la sua storia, fatta di discese e risalite, e un’opera di ristrutturazione che deve tutto proprio ai Gucci.
Il veliero, le cui origini affondano nel 1927, fu pensato da una delle aziende più longeve nel settore, Camper & Nicholsons, dopo essergli stato commissionato da un industriale americano che gli diede il nome di “Vira”. Ma la sua partenza in mare non fu proprio senza intoppi. La leggenda narra che, al varo della nave, come da tradizione, si tentò di rompere una bottiglia di champagne contro la prua, ma non successe al primo colpo. Un evento di cattivo auspicio, forse, che pare essersi prolungato nel tempo.
Il primo proprietario apportò infatti troppi cambiamenti all’imbarcazione, accorciando, per esempio, i suoi alberi, e causando così un disequilibrio nella struttura e una conseguente cattiva performance sul mare. Il veliero passò poi, alla sua morte, a un altro proprietario, Maurice Pope, che pare averlo rinominato Creole in onore di un dessert inventato dal suo chef. Anche se, a un certo punto, a seguito di vari passaggi di proprietà, pare che fu anche chiamato Magic Circle, probabilmente nel periodo in cui l’imbarcazione fu utilizzata come cacciamine, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Fu Stavros Niarchos, un magnate di origini greche, a riportarla al suo splendore nel 1948, finchè decise di venderla negli Anni ‘70, anche in luce della morte della moglie per un’overdose di barbiturici, che per anni fu oggetto di mistero e speculazioni legate allo yacht.
Un passato difficile, insomma, quello di Creole, che vide però uno spiraglio di luce con l’avvento della famiglia Gucci.
Correva l’anno 1983, quando Patrizia Reggiani (ex-moglie di Maurizio Gucci) scorgeva per la prima volta il Creole a Copenhagen. Pare ne fu talmente folgorata che il marito decise di regalarglielo, nonostante al tempo fosse in condizioni poco appetibili.
La famiglia si dedicò per anni alla ristrutturazione completa del veliero, dagli esterni agli interni, anche grazie all’aiuto del designer Toto Russo, aggiungendovi diverse opere d’arte e utilizzando materiali come il massello di ebano e il marmo, che la riportarono letteralmente in vita.
Oggi il veliero, ereditato da Allegra e Alessandra Gucci alla morte del padre, ha mantenuto uno stile coerente con la propria storia e il proprio passato. E, a quasi cento anni di vita, si può dire che nonostante la sua nomea di “maledetto” pare abbia un fondo di verità, la certezza più grande sta nell’indiscutibile bellezza dell’imbarcazione, che vanta ancora un primato unico nella sua categoria.
Allegra Gucci
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